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.::Pubblicato in data: 02/11/2026 in Politica, letto 37 volte
(www.strisciarossa.it - 2 agosto novembre 2026)
Il governo di destra manifesta derive politiche e istituzionali sempre più pericolose. Saltano i nervi perché la realtà non si è piegata alla fantasiosa descrizione fatta dall’influencer Giorgia Meloni che rappresenta, infatti, una realtà che non esiste. Anzi, sistematicamente la ignora o nega le richieste dell’Italia che manifesta.
Sono affermazioni gravissime quelle della presidente del Consiglio contro la Gip di Milano che ha solo constatato che nell’ordine di arresto di Youssef Siher non erano indicate prove. Con il capro espiatorio Siher Meloni pensava di allontanare da sé le responsabilità politiche per le proteste, senza neppure tentare di capirne le ragioni. Eppure, il referendum del 22/23 marzo scorso ha bocciato la modifica costituzionale del governo e ha salvato l’indipendenza della magistratura, per questo oggi una giudice può fare una sentenza in piena libertà e per questo le affermazioni di Giorgia Meloni sono un errore istituzionale da matita blu... Continua a leggere...
.::Pubblicato in data: 23/10/2026 in Nucleare, letto 72 volte
(volerelaluna.it - 23 ottobre 2026)
Focus – Il grande inganno del nucleare
Dopo due referendum perduti (nel 1987 e nel 2011), il fronte del nucleare ritorna alla carica con la legge delega approvata a fine settembre. È una scelta irresponsabile, più costosa di ogni altra opzione, di incerta realizzabilità, nociva per l’ambiente e la salute, inutile per la soluzione dei problemi attuali, che va contro la volontà popolare e che giova solo ai grandi poteri economici. Occorre, dunque, contrastarla a tutti i livelli, anche, se necessario, con un nuovo referendum. A una crescita di informazione e consapevolezza la riguardo è finalizzato il focus qui proposto, con articoli di Angelo Tartaglia, Mario Agostinelli, Federico Maria Butera, Fiorella Belpoggi, Gian Piero Godio, Alfiero Grandi.
Il ritorno al nucleare in Italia è legge. È entrato in vigore il 15 ottobre.
Non è la prima volta che un Governo della destra prova a ribaltare i risultati di ben due referendum popolari (1987 e 2011). Ci provò Berlusconi a ribaltare quello del 1987 facendo approvare – con Scajola ministro dello Sviluppo economico – la legge n. 99/2009, che doveva riportare, anche allora, il nucleare in Italia, sostenuto da interessi potenti di settori economici e del mondo finanziario che suonavano la grancassa a sostegno di tale scelta. All’epoca si parlava apertamente dell’impiego di soldi pubblici per costruire gli Epr (reattori nucleari di terza generazione) francesi, per intenderci gli stessi di quello di Olkiluoto in Finlandia, partito da pochi mesi (16 anni per costruirlo, 3 volte più del previsto) e costato 3-4 volte di più.... Continua a leggere...
.::Pubblicato in data: 20/10/2026 in Politica, letto 62 volte
articolo del 20 ottobre 2026 su pubblicato sulla rivista "nuovo restart"
.::Pubblicato in data: 16/10/2026 in Nucleare, letto 115 volte
articolo del 16 ottobre 2026 su Il Fatto
.::Pubblicato in data: 24/09/2026 in Politica, letto 109 volte
articolo del 24 settembre 2025 su Il Fatto
.::Pubblicato in data: 24/09/2026 in Politica, letto 102 volte
(www.adista.it - 24 settembre 2026)
L’aula del Senato ha approvato ieri, 23 settembre, in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già approvato alla Camera. Lo scopo del provvedimento, che delega il governo a emanare decreti che disciplinino la materia, è di ridare all'Italia una normativa sulle centrali atomiche per permetterne la riapertura. Le centrali nucleari sono chiuse in Italia dal 1987 su volontà del popolo italiana espressa in un referendum. Il referendum del 2011 confermò il no all’uso dell’energia atomica.
Dal Coordinamento per la Democrazia costituzionale, nella persona del vicepresidente Alfiero Grandi, la denuncia che «la legge sul nucleare mette in contrapposizione le decisioni del Parlamento con il voto dei cittadini» e «mettere il Parlamento contro i cittadini è una ferita alla democrazia e alla Costituzione»:“Pichetto Fratin e Giorgia Meloni sono contenti di avere ottenuto l’approvazione definitiva della legge per il ritorno al nucleare in Italia. Lo erano anche Scaiola e Berlusconi, poi arrivò il referendum del 2011 e furono meno contenti, la legge fu cancellata. Questa volta il governo non ha detto, come invece per la legge costituzionale sulla magistratura, che promuoverà il referendum, cercando così di dimostrare che la maggioranza degli italiani vuole il nucleare chiedendo di votare No alla cancellazione. Evidentemente non è così sicuro di interpretarne la volontà. Questa legge è un obbrobrio, il governo ottiene deleghe a fare tutto e il suo contrario, a emanare decreti correttivi per anni, a centralizzare le autorizzazioni in barba ai poteri degli Enti locali e delle Regioni. La Lega dormiva? Pichetto per l’eolico off shore ha decentrato tutto, tanto non c’era fretta. Infatti non c’è un impianto approvato, eppure richiedono solo qualche anno per essere realizzati e nell’insieme darebbero energia elettrica più del nucleare e a costi minori. La questione più grave è che la destra che voleva il premierato, cioè l’investitura popolare del capo del governo, impone con questa legge il ritorno al nucleare contro il voto popolare. Dov’è la coerenza? Il popolo va bene solo quando ti dà ragione? La legge sul nucleare mette in contrapposizione le decisioni del parlamento con il voto dei cittadini, che a maggioranza degli aventi diritto al voto si è espresso contro. Mettere il parlamento contro i cittadini è una ferita alla democrazia e alla Costituzione. C’è chi dice che è passato molto tempo dai referendum; bene chiediamo allora un pronunciamento della Corte, che ne aveva già emessi altri, tutti a tutela dell’esito dei referendum, e vediamo cosa ne pensa. Altrimenti c’è sempre la possibilità del referendum abrogativo, del resto non c’è 2 senza 3, dicono.”
.::Pubblicato in data: 14/09/2026 in Politica, letto 107 volte
(www.adista.it - 14 settembre 2026)
Nel referendum costituzionale del 22/23 marzo scorso si è realizzato un risultato fomidabile, il No ha ottenuto 5 milioni di voti in più di quelli su cui la coalizione alternativa alla destra può contare, sconfitto l’attacco alla magistratura e alla Costituzione e insieme verificate le condizioni per una sconfitta elettorale della destra. Una parte importante sono elettori che si astenevano e sono tornati a votare. Altri elettori di destra che non hanno condiviso il tentato linciaggio della magistratura e l’attacco alla Costituzione repubblicana che dal 1948 regola la democrazia italiana. Il risultato emerge dal confronto tra la percentuale di voti per il No molto alta nel mezzogiorno a cui corrisponde un incremento minore in voti assoluti. Infine i giovani si sono schierati a maggioranza per il No. In sostanza è emerso un forte movimento nell’elettorato, ma i sondaggi indicano scostamenti minimi, semmai è Vannacci la novità che preoccupa la destra. Sappiamo che non c’è automatismo tra voto nel referendum e voto per l’opposizione nelle prossime elezioni. Quelli disponibili vanno convinti, gli va almeno chiesto il voto. Dopo 5 mesi ancora non ci si è rivolti a loro rivendicando l’eredità della battaglia su Costituzione e democrazia. Anzi la sera del 23 marzo sono state lanciate le primarie, sottovalutando che i veri protagonisti del voto sono stati elettrici ed elettori. Sembrava in corso un ripensamento ma a fine agosto sono tornate in primo piano le primarie, dimenticando che se dai centralità alla scelta del leader della coalizione inevitabilmente il ruolo del programma della coalizione ne viene indebolito, ma è esattamente quello a cui le persone prestano attenzione... Continua a leggere...
.::Pubblicato in data: 11/09/2026 in Politica, letto 212 volte
(www.adista.it - 11 settembre 2026)
Clamorosa retromarcia di Fratelli d’Italia sulla legge elettorale, ma così la destra si avvicina al traguardo. La destra, divisa e confusa ha chiaro solo che non vuole abbandonare il potere conquistato per i gravi errori dell’attuale opposizione che si è divisa nel 2022. Questa legge serve a questo obiettivo. Va denunciato l’uso strumentale, si potrebbe dire privato, di un bene pubblico come la legge elettorale che non consentirà agli elettori di decidere i parlamentari che li debbono rappresentare. Elezionie campagne elettorali Questa legge elettorale così è ancora più incostituzionale. La giravolta di Giorgia Meloni aumenta le ragioni di incostituzionalità. La legge impone di scrivere il nome del candidato Presidente del Consiglio per costringere il Presidente della Repubblica ad accettarlo, va contro l’articolo 92 della Costituzione, e impone a tutti i partiti di indicarlo se vogliono partecipare pienamente alla competizione elettorale. Il voto dei cittadini non sarà più del tutto libero e tanto meno uguale perché chi vince si prende 70 deputati e 35 senatori e i nomi sono decisi dall’alto, le preferenze, dopo la rinuncia di Giorgia Meloni resteranno per una piccola riserva indiana di parlamentari. Va sostenuta l’iniziativa della Rete per un voto libero ed uguale che sta già organizzando avvocati, cittadini sottoscrittori, iniziative politiche e finanziarie per presentare i ricorsi alla magistratura sull’incostituzionalità della legge appena entrerà in vigore. Anche i parlamentari dell’opposizione debbono partecipare alla sottoscrizione dei ricorsi insieme ai cittadin... Continua a leggere...
.::Pubblicato in data: 25/08/2026 in Politica, letto 150 volte
(www.strisciarossa.it - 25 agosto luglio 2026)
Il confronto per costruire la coalizione costituzionale alternativa sta partendo di nuovo in modo non convincente. Dopo il referendum costituzionale del 22-23 marzo scorso c’è stata una prima partenza sbagliata, precipitata sule primarie per scegliere il leader dell’alternativa alla destra. Vista la diffusa memoria corta meglio ricordare quella fase. Si sono sommati più errori. Mentre il referendum metteva in campo una grande e per certi versi inattesa vittoria si doveva concentrare l’attenzione su come raccogliere e tentare di rappresentare sul piano politico questa spinta. Fino ad oggi non è stato fatto, si vede dai risultati dei sondaggi che indicano spostamenti dello zero virgola, non paragonabili alla spinta di 5 milioni di elettori in più. Certo non è un automatismo che il voto referendario si trasferisca sulla alternativa politica, è un risultato che va conquistato. Basta riflettere sul voto nel mezzogiorno dove alla destra sono mancati molti voti malgrado gli appelli assillanti, ma non è automatico che si trasferiscano nelle prossime elezioni politiche sull’alternativa. Per ottenere il massimo risultato occorre dimostrare il rischio che rappresenta la destra al potere per la Costituzione, per la stessa qualità della democrazia, per la frantumazione sociale e politica che provocano le decisioni del governo. Il fronte progressista vanifica la formidabile spinta del referendum sulla giustiziaSe ora tornano al centro dell’attenzione le primarie anziché le ragioni che motivano la validità di un’alternativa costituzionale e le scelte politiche conseguenti, Giorgia Meloni potrebbe averne un aiuto imprevisto... Continua a leggere...
.::Pubblicato in data: 14/07/2026 in Politica, letto 232 volte
(www.strisciarossa.it - 14 luglio 2026)
La destra manifesta un’evidente antipatia per la Costituzione italiana, democratica e nata dalla Resistenza. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e tuttavia l’egemonia sulla destra è di FdI, che per di più oggi subisce la concorrenza delle posizioni apertamente fasciste di Vannacci. Una competizione che avviene quindi sulla destra.
Le gravi dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, formalmente senza incarichi politici ma influente su Forza Italia, il quale ha sostenuto che Vannacci va recuperato nello schieramento della destra, dimostrano che pur di vincere vengono messi in naftalina i principi liberali e democratici tanto sbandierati da FI e si punta apertamente ad un accordo per il potere, per vincere ad ogni costo.
Quindi l’opposizione attuale ha il dovere di presentare alle elettrici e agli elettori la sua proposta che non può che essere alternativa alla destra. Se qualcuno non è d’accordo pazienza, ce ne faremo una ragione.
Perché la Costituzione non piace alla destra
La destra ha indicato le ragioni del suo malessere verso la Costituzione. Non ha ancora detto tutto, ma è già arrivata l’autonomia differenziata di Calderoli, mutilata dalle sentenze della Corte costituzionale, che ha affermato perfino che vigilerà sul rispetto delle sue sentenze del dicembre 2024 e del gennaio 2025, ma non si sa come e quando perché le normative sono limitate per il ricorso alla Consulta.
Eppure Calderoli sta ciurlando nel manico in modo talmente evidente da balzare agli occhi, visto che un elemento delle sentenze della Corte era che si potevano concedere poteri solo ad alcune regioni se fondati su reali elementi di diversità. Ma le intese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono identiche, stessi poteri, stesse conseguenze. Insomma intese identiche che semmai dovrebbero portare a decentrare a tutte le regioni gli stessi poteri.
Ma a quel punto salterebbe il vincolo di invarianza del bilancio dello Stato, che per la verità salterebbe comunque con queste 4 intese ma dato che il governo finge di non vedere (non solo Calderoli, anche Giorgetti e Meloni) il ricorso potrà essere fatto solo dopo l’approvazione delle leggi relative... Continua a leggere...
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